News aggiornate a:
Tuesday, 10 November 2009 |
|
|
 |
Affari sporchi - 18/19 Luglio 2007 -
VIGGIANO - C’è il presidente della giunta regionale Vito
De Filippo, l’assessore ai lavori pubblici della Provincia
Pasquale Robortella, il rettore del santuario di Viggiano
don Paolo Ambrosio e il vescovo di Potenza Agostino Superbo,
i sindaci, i tecnici amici, i dirigenti di Acquedotto lucano
e della Comunità montana. E’ la «fitta rete», così la
chiamano i carabinieri, su cui può contare il sindaco
Giuseppe Alberti, ingegnere quarantenne. Lui, il primo
cittadino più invidiato d’Italia, grazie alle royalties che
portano fiumi di soldi nelle casse comunali, è secondo i
carabinieri «il perno centrale di un sistema affaristico e
clientelare» sul quale ha messo le mani la procura. Il
sostituto procuratore Ferdinando Esposito è un magistrato
giovane, ma che sa il fatto suo. E’ arrivato due anni fa da
Napoli e tra le sue frequentazioni ci sono due pm esperti:
Vincenzo Montemurro ed Henry John Woodcock. E lui, uno dei
pupilli di Giuseppe Galante, l’ex capo della procura che si
è lasciato decadere dopo l’inchiesta della procura di
Catanzaro sul “comitato d’affari”, si è messo subito a
lavoro. Ha riunito cinque fascicoli che apparentemente erano
scollegati e delegato i carabinieri della compagnia di
Viggiano per le indagini. Il tenente Luigi Salvati Tanagro
comanda il nucleo operat ivo radiomobile della compagnia di
Viggiano. Può contare su pochi, ma valenti uomini, che oltre
a controllare il territorio trovano il tempo di ascoltare le
telefonate dei sindaci coinvolti nell’inchiesta e le
chiacchierate negli studi professionali dei tecnici
indagati. IL TELEFONO CHE SCOTTA Alberti è un sindaco
che usa molto il cellulare. I carabinieri hanno riempito
pagine e pagine con le trascrizioni delle sue telefonate.
L’informativa è stata poi consegnata al magistrato. E’ così
che l’hanno sentito concordare con il suo assessore Vincenzo
Bello «a chi assegnare un incarico professionale di natura
legale, non per professionalità ma per puro interesse
personale». «Un chiaro eccesso di potere », lo chiama il
tenente. E’solo una delle ipotesi di abuso d’ufficio
scoperte. Ha un altro tenore, invece, la telefonata con
l’assessore Domenico Bonaduce. Lì, secondo i carabinieri, il
sindaco «manifesta un chiaro atteggiamento dominante».
Parlando di un tecnico dice: «Gli faccio fare la revoca
dell’incarico », sostituendosi di fatto - è la valutazione
degli investigatori - al dirigente comunale preposto. Poi,
“sconsiglia” ai giornalisti di occuparsi della Fondazione
Mattei. A telefono con Edmondo Soave del Tg3 Basilicata
«assume un comportamento riottoso e preoccupato». E ancora:
«Raccomanda un amico «per un lavoro a termine alla Poste»,
chiama il presidente di Acquedotto lucano e «fa esplicito
riferimento a “fiumi di denaro” nel territorio da lui
governato», parla con il parroco don Paolo Ambrosio di un
«consiglio» ricevuto dal vescovo di Potenza Agostino Superbo
e «concorda la condotta illecita da mantenere - si legge
nell’informativa - per la sistemazione dei locali destinati
alla futura Fondazione Mattei». I locali sono di proprietà
della Chiesa. Secondo i carabinieri «sono stati
verosimilmente già erogati fondi senza titolo ». «Impone la
firma di progettazione e collaudo ai dirigenti dell’area
urbanistica su un progetto fatto da lui e finanziato». E
parlando con un dipendente dell’ufficio tecnico dice: «Io ho
fatto il calcolo del muro, i disegni e la relazione, adesso
te li faccio portare dal mio collaboratore, se poi devi
cambiare qualcosa glielo dici tu o passi per il mio studio.
Viene circa 10.000 euro ». Problemi per il progetto delle
facciate a costo zero? Nella commissione c’è l’ingegner
Michele De Falco (collaboratore dello studio “Politecnico
Srl”. Lì prestano attività professionale anche gli ingegneri
Michele e Francesco Mazza). Le telefonate tra i due sono
continue. CORRUZIONE SPA Alla corruzione i
carabinieri dedicano un altro capitolo. E raccolgono
materiale sui lavori pubblici. Sentono il sindaco Alberti
che si dà da fare con il suo collega sindaco e ingegnere
Michele Mazza, con l’architetto Luigi Panbianco, l’ingegnere
Nicola Nigro, l’architetto Remo Votta, l’ingegnere Claudio
Silvino e la società Carlomagno costruzioni di Lauria per la
costituzione di un’associazione temporanea di professionisti
e per la direzione e l’esecuzione di lavori pubblici per la
sistemazione di una strada provinciale. Per verificare
quello è accaduto il pm ha disposto il sequestro della
documentazione. Ma mentre il sindaco si prodiga per la
macchina amministrativa e per i suoi “amici” si accorge di
avere un problema: la convenzione tra l’ingegnere Giovanni
Dammiano (dipendente del Comune di Marsicovetere) e il suo
Comune sta per scadere. A quella convenzione proprio non può
rinunciare. E allora chiama il presidente della giunta
regionale. Gli chiede di intervenire su un certo Cantiani,
«verosimilmente - secondo i carabinieri - il dottor Sergio
Cantiani, assessore comunale di Marsicovetere». De Filippo
risponde: «Cosa devo fare, chiamare Cantiani? Adesso lo
chiamo subito». «Un comportamento illecito», quello del
sindaco, scrivono i carabinieri. «Abuso e concussione», sono
le ipotesi di reato. L’ingegner Dammiano in quel momento ha,
tra i tanti, un lavoro in sospeso al quale il sindaco sembra
tenere in modo particolare: quello della stradina che porta
alla chiesa interdetta e abbandonata di Santa Maria della
Pietra. I ruderi sono vincolati dalla soprintendenza. E’ su
uno strapiombo che si affaccia sul torrente Casale. I due ne
parlano a telefono. Il sindaco: «Ma noi approvammo in giunta
quella cosa, la stradina di accesso a Santa Maria della
Pietra?». Dammiano: «La stradina d’accesso, sì, sì.
L’abbiamo mandanta anche alla soprintendenza... ma la teneva
Nicola. Per altro io parlai anche con Galante (Giuseppe
Galante, ingegnere, project manager del Pit Val d’Agri ndr).
Per dirglielo, perché siccome loro avevano fatto un
sopralluogo... insieme a Spaziante (Michele Spaziante,
coordinatore dell’ufficio vincoli della soprintendenza ndr).
Quindi già l’avevano visto, per cui... ritengo che non ci
dovrebbero essere problemi». I due continuano a parlare
della stradina. L’ingegner Dammiano spiega sindaco:
«...quella strada là non si può neanche arrivare, e... visto
che l’importo è... comunque sotto i centomila euro. Se lui è
disponibile glielo affidiamo direttamente a lui». Il 25
giugno, due giorni prima delle perquisizioni nei municipi di
Viggiano, Marsicovetere, Grumento e Tramutola, il tenente
Luigi Salvati Tanagro chiude l’informativa che «fa seguito
alle precedenti note del reparto operativo del comando
provinciale di Potenza e delle stazioni di Grumento e
Tramutola ». «Le risultanze emerse - comunica il tenente -
hanno certamente confermato e avvalorato le ipotesi
investigative, focalizzandosi le stesse su chiari meccanismi
di tipo clientelare». Lo scenario criminoso? Per i
carabinieri è «di tipo associativo». VIGGIANO -
«Ruolo di potere», «interessi», «modello clientelare». E’
l’ambiente in cui stanno cercando di entrare i carabinieri
del nucleo operativo radiomobile della compagnia di
Viggiano. Così in un’informativa definiscono l’inchiesta
sugli affari sporchi della Val d’Agri. «Il sistema di
gestione della cosa pubblica è di modello clientelare». E
ogni ipotesi di efficienza «è di fatto accantonata»,
scrivono
i carabinieri. Ma cosa accade in Val d’Agri? Secondo i
carabinieri gli indagati «sono legati dallo scambio tra le
risorse possedute dagli amministratori, che si impegnano a
usarle in modo da favorire o non ostacolare il cliente ». La
contropartita offerta «è in termini di disponibilità e uso
del voto in conformità alle indicazioni ricevute». E così i
lavori pubblici finivano nelle mani degli amici. LA
ROTATORIA L’assessore Domenico Bonaduce, ingegnere,
chiama il sindaco Giuseppe Alberti, i g n e g n e r e .
Vuole parlargli del «gruppo della rotonda (una rotatoria da
costruire tra viale Rinascita e via Croci Petrone a Viggiano
ndr)». «E chi è il gruppo della rotonda?», chiede il
sindaco. E l’assessore: «Di Mazza (presumibilmente scrivono
i carabinieri - si tratta dello studio Politecnico Srl con
sede a Villa d’Agri. Fa capo al sindaco di Marsicovetere ndr).
Alberti: «Ma loro già la fecero questa cosa». L’assessore
replica: «Visto che loro devono lavorare sul progetto
definitivo, devono fare i rilievi molto più accurati, io ho
detto fate un bel rilievo dello stato attuale, con i
marciapiedi pure, poi mi fate sapere quando siete pronti e
ci sediamo con il sindaco a tavolino per sciogliere la
riserva rotonda sì, rotonda no». I due si accordano per un
incontro. «Prima della giunta informale». Segue una
telefonata tra il sindaco di Viggiano e il fratello del
sindaco di Marsicovetere, ingegnere Francesco Mazza. E’ uno
di «quelli della rotonda». I due si salutano e Mazza arriva
subito al dunque: «Lo so che è disonorevole chiedere al
sindaco questa informazione... ho parlato con Giovanni
Dammiano (ingegnere, dipendente dell’ufficio tecnico del
Comune di Marsicovetere, convenzionato con il Comune di
Viggiano, per la sua convenzione è intervenuto anche il
presidente della Regione Vito De Filippo ndr). Quella
rotatoria è fatta con il vecchio prezzario. L’adeguamento
del prezziario comporta una somma in più». LE MINACCE DEL
SINDACO Il sindaco Alberti chiama l’assessore Bonaduce,
dicendo di aver preso appuntamento con Nicola Nigro (socio
in affari del sindaco, secondo i carabinieri) per andare al
Comune di Marsicovetere da Giovanni Dammiano per la
questione del regolamento «per gli affidamenti
dell’incarico, perché nicola - dice Alberti - aveva fatto
una...». Poi aggiunge: «Se vedi Roberto (secondo i
carabinieri si riferisce a Roberto La Neve, socio di
Bonaduce ndr) digli he mi consegna questa relazione (si
riferisce al piano Pip, scrivono i carabinieri ndr), guarda,
Roberto si può sognare di avere incarichi al Comune di
Viggiano. Adesso gli faccio fare un telegramma
dall’architetto Lapetina. Gli revochiamo l’incarico e lo
citiamo anche per danni... Così anche la moglie di Daniele
(secondo i carabinieri si tratta di Anna Berardone, moglie
del geometra Daniele De Maria, socio dello studio
dell’assessore Bonaduce ndr)». I RIFIUTI E LE ASSUNZIONI
L’assessore Giuseppe Priore chiama il sindaco Alberti,
dicendo di aver letto «il vademecum per l’informazione» e
che è una cosa che si può gestire in proprio «affidando il
tutto alla protezione civile e al Cea che sono competenti in
materia». Ma «si deve preventivare un budget ». Alberti
chiede come ha risolto il problema con Pellicano Verde
(ditta appaltatrice per la raccolta dei rifiuti solidi
urbani). Priore dice che hanno risolto per «quelle due
unità». E Alberti: «A chi hanno messo?». Priore risponde:
«Sono quei due nominativi di cui abbiamo parlato».
L’INCHIESTA C’è stata una sola richiesta di Riesame dopo
i sequestri eseguiti dai carabinieri il 27 giugno. Il
ricorso è stato discusso mercoledì e ora si attende l’esito.
Intanto l’indagine va avanti. Secondo il sostituto
procuratore Ferdinando Esposito, titolare dell’inchiesta,
«si sta delinenado in maniera sempre più nitida la
sussistenza di pericolose cointeressenze di rapporti tra
alcuni politici che può atteggiarsi come una vera e propria
associazione a delinquere, con stretti collegamenti con gli
amministratori di Comuni limitrofi». «Interessi»,
«meccanismi di tipo clientelare», favori «concessi a
soggetti vicini agli indagati».
Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
20 Maggio 2007 - Il fotoracconto di
una delle tradizioni popolari più antiche e amate della
Basilicata
Rivive il mito arboreo della 'ndenna - Castelsaraceno,
partiti i preparativi per Sant'Antonio col taglio del faggio
- Castelsaraceno - Cade la "Ndenna" e si aprono i
preparativi per la festa di Sant'Antonio, patrono del paese.
Come ogni anno si ravviva la tradizione del culto
arboreo. Ad aprire le danze, il taglio della "Ndenna, cioè
l'antenna, un faggio di circa venti metri che farà da base.
Sono le otto e trenta del mattino, in paese tira un aria
piuttosto fresca, gli ultimi giorni hanno fatto abbassare le
temperature ma il cielo è limpido e non promette pioggia.
Seppure in ritardo, dai vari vicoli iniziano ad arrivare i
cittadini.
Molti i giovani con zaino a spalla che attendono con ansia i
camion che li trasporteranno in località "Nevera" presso il
bosco Favino.
Dopo neanche mezz'ora i clacson dei camion segnano l'inizio
della giornata, molti coloro che seguono con le macchine e i
trattori che serviranno per il trasporto degli alberi.
Giunti a destinazione, i più giovani ne approfittano per uno
spuntino mentre i boscaioli, accompagnati da un membro del
corpo forestale dello stato, si avviano verso il luogo del
taglio. In prima battuta toccherà alle dodici "proffiche",
dodici piccoli faggi che insieme all'antenna si offrono in
onore del santo patrono e saranno utilizzati per innalzare
l'albero una volta completato con la canocchia. Mentre la
motosega continua lungo il suo tragitto, gli altri si
preoccupano di trasportare i primi alberi, con i buoi o con
i trattori presso il piazzale. Con l'intravedersi del sole
tra le foglie degli alberi, l'aria inizia a riscaldarsi e
l'entusiasmo cresce in attesa del taglio più importante: la
ndenna. L'albero, già precedentemente scelto quale il più
bello da offrire, viene dapprima intaccato e successivamente
abbattuto mentre tutti i cittadini sostengono il boscaiolo
con canti e grida. Finalmente il taglio è terminato, con
piccoli colpi si prova a far cadere l'albero ma la presenza
di un altro faggio ostacola la caduta. Aumenta il sostegno,
i ragazzi incalzano il tifo e dopo vari aggiustamenti, la
nuova ndenna tocca il terreno. Con i trattori viene
trasportata nel piazzale in compagnia delle proffiche. Ad
attenderlo altri cittadini ritardatari e il parroco Don
Paolo Pataro che benedice l'albero e tutti i convenuti
augurandosi che i festeggiamenti proseguano per il meglio.
L'aria di montagna e la stanchezza lasciano il passo al
pranzo, tutti in comitive si riuniscono sotto gli alberi per
un pic-nic all'aperto, degustando i piatti tipici della
tradizione e tanti bicchieri di buon vino. Ma la giornata
non è terminata, così a causa di alcune nuvole minacciose,
si anticipa la discesa in paese. Il primo tratto sarà fatto
dai trattori, mentre l'arrivo a Castelasaraceno, sarà
sigillato dal trasporto dell'antenna dai buoi in piazza
Sant'Antonio, dove attenderà con ansia per altri
quindici giorni la sua dolce metà: la "Cunocchia".
Francesca Gresia - Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
17 Maggio 2007 - XI Edizione - Molti
gli istituti scolastici coinvolti Castelsaraceno, di scena
le Saraceniadi
Castelsaraceno - Fervono i preparativi per la undicesima
edizione delle Saraceniadi.
L'appuntamento sportivo che vede protagonisti i ragazzi
delle scuole medie, continua ad essere considerato una buona
occasione didattica per crescere mediante lo sport. Lo
testimonia la sempre più viva partecipazione di nuovi
istituti scolastici, dai quattro istituti partecipanti alla
prima edizione si passa alle 13 scuole del 2007:
Castelsaraceno, Carbone, Castronuovo di Sant'Andrea,
Episcopia, Francavilla sul Sinni, Grumento Nova, Montemurro,
Roccanova, Rotonda, San Martino D'Agri, San Chirico Raparo,
Senise e Trecchina. Diverse le specialità agonistiche per le
categorie dei cadetti/e, nati nell'anno 1993/1994: 80 m,
1000 m, salto in lungo, salto in alto, staffetta 4 * 100,
lancio del peso, e per la categoria delle ragazze/i, nati
nell'anno 1995/1996 che affronterà le stesse specialità
agonistiche con la variante della 60 metri e del lancio
della pallina. Non poteva mancare il torneo di calcetto e
per coloro che non amano il movimento ma sono imbattibili
nei giochi da tavola, non resta che prendere parte al torneo
di dama. Organizzate dall'Istituto Comprensivo di
Castelsaraceno con il patrocinio dell'Amministrazione
comunale che offrirà il pranzo, le Saraceniadi prenderanno
ufficialmente il via intorno alle nove di mattina con il
riconoscimento delle squadre, a seguire l'inaugurazione da
parte delle autorità religiose, civili e scolastiche per poi
lasciare il campo ai veri protagonisti della giornata: i
ragazzi e le gare. Come commentato dal preside Prospero
Cascini: "Ad oggi le saraceniadi sono divenute un
appuntamento a cui i ragazzi non sanno rinunciare,
un'occasione di crescita mediante lo sport. Sfortunatamente
non possiamo allargare la manifestazione ad altri istituti
in quanto le strutture risulterebbero poi inadeguate, ma
speriamo di poterlo fare presto." Le premiazioni sono
previste per le ore 18:30 alla presenza del Presidente della
Regione, Vito De Filippo. |
 |
19
Aprile 2007 - Riaperta al traffico la variante del valico
Armizzone. |
 |
17 Marzo 2007 - S. Chirico R. Bottino
ricco dal tabaccaio Ladri di notte in tre negozi - San
Chirico Raparo - Un fioraio, un tabaccaio e un
macellaio, ecco i tre fortunati a cui i ladri hanno deciso
di far visita nella notte scorsa. Un bottino da far gola a
molti? Si consideri che dal macellaio hanno ricavato solo 50
euro in monetine, contro i venti euro trafugati al fioraio.
Ma le cifre iniziano a salire quando ci si sposta dal
tabaccaio al quale sono state sottratte non solo tutte le
monetine ma anche i pacchetti di sigarette e le relative
stecche.
Fin dalle prime ore del mattino la notizia si diffonde tra
le vie del paese e per saperne di più non resta che parlare
con le vittime. La prima tappa è dal macellaio, Carmelo De
Pierro, il suo negozio è in piena piazza Mostra la porta
esterna, l'unica a presentare segni di scasso e ci spiega:
«Quando sono arrivato stamattina ho trovato la porta rotta,
sono entrato e dietro il registratore di cassa non si capiva
niente, era tutto buttato all'aria. Per fortuna c'erano solo
le monetine e a quanto pare non tutte erano di loro
gradimento, in quanto i due centesimi li hanno lasciati».
Dei ladri dalle preferenze particolari e manifeste anche
sulle sigarette perché la proprietaria Maria Carmela Rinaldi
racconta: «Stamattina mio padre ha trovato l'inferriata
esterna un po' aperta e la porta appannata. Hanno portato
via tutte le sigarette tranne quelle che fumano gli anziani,
lo stesso per le monetine che erano penso quasi 2.000 euro,
le pile e i profumi nella vetrina». Ma i fiori non sono
piaciuti ai nuovi arrivati e dal negozio, forse disturbati
da un improvviso rumore, hanno deciso di portare via solo il
registratore di cassa, perché come ci dice la commessa: «La
porta era un po' forzata e il registratore è stato trovato
all'angolo del palazzo. Dentro c'erano solo monetine, forse
15-20 euro». Difficile comprendere la natura del furto,
molti i dubbi legati alla localizzazione degli stessi
esercizi commerciali in piazza, così come ai lievi segni di
scasso che fanno presumere una certa dimestichezza nel
mestiere. E mentre si continua ad indagare, i commercianti
corrono ai ripari perché come afferma la tabaccaia derubata:
«Da questa sera per evitare problemi saremo costretti a
portare tutto a casa, dalle monete alle sigarette».
Francesca Gresia - Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
17 Marzo 2007 - Il tecnico di Bernalda,
insieme a Francesco Arena, è stato rilasciato. Grande la
gioia - Cosma Russo è tornato libero - Nella notte l'arrivo
a Roma e l'abbraccio con la famiglia - Finalmente
liberi. Cosma Russo e Francesco Arena sono stati liberati
nella nottata tra mercoledì e giovedì, dopo novantotto
giorni di prigionia, quali ostaggi dei guerriglieri del Mend,
il Movimento per la emancipazione del Delta del Niger. Cosma
Russo è atterrato a Roma nella notte e, dovrebbe tornare
presto a Bernalda. Prima, però, dovrà essere sottoposto a
visite mediche e interrogato dal magistrato. Nel frattempo
la sua famiglia lo ha raggiunto a Roma, dove potrà
riabbracciarlo. Ma la festa, ormai, a Bernalda è iniziata
già da ieri mattina. Appena appresa la notizia della
liberazione di Cosma Russo e Francesco Arena, infatti, la
casa del tecnico bernaldese si è riempita di gente: un via
vai di gente, parenti, amici, giornalisti ha voluto
personalmente esprimere la sua gioia alla signora Anna Maria
e ai suoi figli, sui cui volti non si legge più l'angoscia
dei giorni scorsi.
I bernaldesi di buon'ora, attraverso un puntuale
passaparola, sono stati tutti informati nella primissima
mattinata e hanno espresso la loro gioia in tutti i modi
possibili. Quasi a voler abbracciare Mimmo e la sua
famiglia, l'intera città ha festeggiato. Non importa che ci
si trovasse nella sala d'attesa del medico di base o al
mercato coperto o per le vie cittadine: nessuno riusciva a
contenere l'allegria per una liberazione attesa da mesi e
che tardava ad arrivare. Una gioia che, improvvisamente, ha
cancellato tutte le polemiche. Ora è il momento della festa,
che certamente non mancherà. Sobria come sempre ha voluto la
signora Anna Maria che, anche nei momenti più difficili, non
ha perso mai il controllo della situazione, senza indulgere
mai al pietismo, ma con coraggio ha sempre evitato per di
più di farsi strumentalizzare. Come in Val d'Agri.
«Ringrazio la Farnesina, il Mend, i politici che si sono
interessanti a questa vicenda, l'Eni, ringrazio tutti -
ripete Anna Maria - la stampa locale, i bernaldesi che hanno
espresso tanto calore. Del resto, sono le stesse parole di
mio marito, quando mi ha telefonato, stamattina [ieri, ndr]».
Ora Mimmo lo terrete in ostaggio in famiglia o ritornerà in
Nigeria? «Non credo proprio che tornerà». Signora, cosa gli
preparerà, appena torna? «Il suo piatto preferito, guai a
farglielo mancare, ossia il risotto alla milanese». Le è a
fianco il sindaco Francesco Renna. «Andremo incontro a Mimmo
- dice - quando farà scalo all'aeroporto di Bari-Palese e
posso assicurare che saremo in tanti. Come è certo che
faremo una grande manifestazione di festeggiamento». Nella
casa di Bernalda, ieri mattina, anche il portavoce della
famiglia Russo, l'avvocato Piero Ditaranto, il quale ha
scandito le varie fasi di questa vicenda. E' stato lui a
contattare la Farnesina, per saperne di più del ritorno di
Mimmo. E anche lui ha espresso contentezza e giubilo per una
vicenda risolta positivamente proprio quando l'orizzonte
sembrava più fosco.
Ma se c'è uno che non sa mitigare la sua gioia, che la
esprime tutta intera: è Roberto Dieghi, il primo ad essere
liberato. «Ho le valige pronte - dice - e voglio arrivare a
Bernalda un minuto dopo di Mimmo, se non nello stesso
momento. Per noi sarà una rimpatriata. Perché siamo usciti
dall'incubo. Abbiamo tanto da dirci». Antonio Rosamondo -
Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
13 Marzo 2007 - Presentato il
calendario scolastico regionale 2007/2008 La campanella
suonerà il prossimo 13 settembre - L'ANNO scolastico non
è ancora terminato, ma la programmazione del prossimo anno è
già iniziata. E' stato presentato ieri, infatti, il
calendario scolastico regionale. Le lezioni - prevede il
calendario - inizieranno il 13 settembre prossimo e si
chiuderanno il 7 giugno 2008 (eccezion fatta per le scuole
dell'infanzia, che termineranno le attività didattiche il 30
giugno 2008). A rendere noto il calendario è stato
l'assessore regionale alla Formazione lavoro cultura e
sport, Carlo Chiurazzi, in seguito all'approvazione da parte
della giunta regionale. Oltre che nei giorni delle festività
nazionali, le lezioni saranno sospese nei seguenti giorni: 2
novembre 2007, per la giornata di commemorazione dei
defunti; dal 24 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008, per le
vacanze natalizie; dal 20 al 25 marzo 2008, per le vacanze
pasquali. In virtù dell'autonomia delle istituzioni
scolastiche, riconosciuta dalla legge 59/97 e
successivamente recepita nella riforma costituzionale del
2001, le singole scuole della regione possono anticipare a
non oltre il 10 settembre 2007 la data di inizio delle
attività didattiche, sempre sulla base di comprovate
esigenze e d'intesa con gli Enti locali erogatori dei
servizi scolastici. Fermo restando queste disposizioni e la
necessità di svolgere 208 giorni utili per le lezioni, le
istituzioni scolastiche possono definire, comunque, mediante
gli organi collegiali e d'intesa con gli Enti locali,
eventuali adattamenti del calendario scolastico in relazione
alle esigenze del Pof (Piano di offerta formativa), da
comunicare entro il 30 giugno prossimo alla Direzione
scolastica regionale, ai Comuni e, per conoscenza, al
dipartimento Formazione della Regione Basilicata. Il
calendario scolastico regionale è stato così definito previa
consultazione e acquisizione del parere favorevole della
"Conferenza di servizio permanente per l'attuazione del
decreto legislativo 112/98 in materia di istruzione",
Associazione degli industriali, Snals, Anp, Conferenza
episcopale regionale, Azienda di promozione turistica, Api e
Fal Basilicata. |
 |
07 Marzo 2007 -Il sottosegretario allo
Sviluppo Economico (dei Ds) coinvolto nell'inchiesta dalla
procura di Catanzaro. I fatti risalirebbero a quando era
presidente della Regione Basilicata
ROMA - Il sottosegretario allo
Sviluppo Economico, Filippo Bubbico (Ds), ha ricevuto questa
sera la notifica di una informazione di garanzia emessa
dalla procura di Catanzaro nell’ambito di una delle
inchieste che coinvolgono alcuni magistrati lucani. I reati
ipotizzati sono abuso di ufficio e truffa ai danni dello
Stato e si riferiscono ad un periodo in cui Bubbico era
presidente della Regione Basilicata. “Non conosco i fatti
che mi sono addebitati – ha detto Bubbico – ma resto
assolutamente sereno e rispettoso del controllo di legalità
da parte dell’autorità giudiziaria, nell’assoluta
convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi.
Sono, ovviamente, a disposizione del magistrato inquirente
per ogni chiarimento, che auspico sollecito per provare
rapidamente la mia estraneità a qualsiasi addebito”-
Gazzetta del Mezzogiorno |
 |
06 Marzo 2007 - DIGILIO (AN ): IL
PROGRAMMA OPERATIVO VAL D’AGRI E’ UN ESEMPIO DI SPRECO DI
RISORSE - “Questa volta, mi sia consentito, il
Presidente De Filippo l’ha “sparata” proprio grossa: il
Programma Operativo Val d’Agri sarebbe un esempio da imitare
in altri territori. Evidentemente, il Governatore si
riferisce all’esperienza degli Emirati Arabi Uniti”. E’ il
commento del coordinatore e consigliere regionale di An,
Egidio Digilio, alle dichiarazioni del Presidente della
Giunta regionale diffuse a conclusione di un incontro con i
sindacati sullo stato di attuazione del Programma. “Se si
può considerare un esempio – continua Digilio – esso lo è
proprio per indicare che cosa si deve non fare se si vuole
realmente gestire con oculatezza le risorse petrolifere e i
fondi che ne derivano. De Filippo continua a “snocciolare”
dati senza rendersi conto lui stesso delle sue affermazioni,
perché le mille imprese che hanno ottenuto i contributi
negli ultimi anni, le cosiddette misure che riguardano
comparti produttivi o i numerosi interventi di lavori
pubblici finanziati nei 30 Comuni dei comprensori
petroliferi sono proprio la “prova provata” che il
meccanismo non funziona perché non basta erogare le
royalties e in quantità considerevole se non si registrano
benefici diretti ed indiretti all’economia locale. Il limite
della programmazione resta quello della distribuzione a
pioggia, con il risultato che la “fotografia” della Val
d’Agri più che ad una regione degli Emirati Arabi, hanno
ragione gli esponenti dei Comitati popolari che ieri hanno
manifestato davanti il Centro Agip di Viggiano per la
liberazione dei due tecnici rapiti, somiglia ad una regione
della Nigeria”. “Il tasso di disoccupazione e la ripresa del
fenomeno migratorio – afferma ancora Digilio – sono gli
esempi della situazione socio-economica che permane a
livello di emergenza sociale. Tra l’altro mentre ci sono
partiti di nuova formazione che hanno “scoperto” la
possibilità della riduzione del costo dei prodotti
petroliferi a vantaggio delle stesse comunità e vanno in
giro a raccogliere firme a sostegno di una proposta che è
stata da me deposita in Consiglio nel 2000, vale a dire
all’inizio della precedente legislatura – aggiunge
l’esponente di An – registriamo l’assenza assoluta di
iniziativa della Giunta regionale sulla candidatura al
Governo di ZFU (Zona Franca Urbana) prevista dal “pacchetto
di misure fiscali e di vantaggio per il Sud” del Governo
Prodi con il risultato che la Regione Campania ha già
candidato almeno una decina di ZFU tra quartieri di Napoli
ed comuni dell’hinterland e la Basilicata corre il serio
rischio di restare a bocca asciutta”. Basilicatanet.it |
 |
28 Febbraio 2007 - Non vedo,
non sento e non parlo. Pochi i potentini che commentano la
vicenda giudiziaria - In città vige il motto delle 3 scimmie
- «Quando di mezzo ci sono i vertici politici è meglio non
esporsi» Tribunali, istituzioni, banche e paradisi
turistici, compresa la vicenda di una misteriosa sparizione.
I riflettori tornano ad accendersi sulla Basilicata e sui
suoi personaggi più influenti, nella maxi inchiesta della
magistratura calabrese, che lega tutti a gravi accuse:
truffa e corruzione. Giornali e televisioni alla ribalta,
ormai da giorni, sulle vicende di quella che ora è per tutti
"un'isola sempre meno felice". Nel giorno della bufera
giudiziaria, un'importante trasmissione televisiva, in onda
sui rai tre, nella fascia serale, si occupa di una storia
misteriosa del capoluogo lucano. Quello di Elisa Claps, qui
a Potenza, costituisce ancora, nonostante gli anni, il
mistero per eccellenza. Negli studi di "Chi l'ha visto?",
Gennaro Cappiello, ex collaboratore di giustizia, riporta la
sua verità, in base a un racconto che gli è stato riferito
negli anni passati. «Elisa è morta - dice - è stata uccisa».
All'indomani di un giorno ricco di eventi che non possono
lasciare certo indifferenti, si susseguono prese di
posizione, smentite e difese. Ma i potentini - la gente
comune ripresa dalle telecamere del Tg5, nel rituale via vai
di via Pretoria - cosa ne pensano?. Qual è la percezione
sulle indagini del sostituto procuratore calabrese, Luigi de
Magistris, che raccoglie insieme gravi indizi a carico di
indagati "eccellenti"?. Le reazioni sembrano alternare
indignazione a indifferenza. Quasi nessuno ha commentato le
notizie di questi giorni come "'ultima bufala". Molto più
spesso i potentini hanno preferito non rispondere proprio,
dicendo di non essere abbastanza informati sulla vicenda.
Non sono mancati, però, i commenti duri. «Si tratta di un
fatto grave - commenta Gennaro Rosa - Fermo restando che
rimane da accertare la fondatezza delle accuse. Tutto questo
putiferio non ci fa certo piacere anche perché siamo solo
noi a pagarne le conseguenze». «Siamo indignati - aggiunge
Ciro Giuzio - Qui va tutto a rotoli e si fa avanti un'unica
percezione: la politica serve a sistemare gli interessi del
potente di turno». Giuzio commenta con forte partecipazione
le rivelazioni che riguardano Elisa Claps. Un storia che
come lui stesso dice: «Ci tocca il cuore». «Questa vicenda -
aggiunge - è un disonore per tutta la città. E' sempre stata
nota a tutti, ma puntualmente coperta. In questi quattordici
anni è stato detto di tutto, al solo scopo di deviare le
indagini». «Sappiamo bene che in questa nostra regione -
dichiara Ferdinando Laurenzano - tutto finisce sempre a
tarallucci e vino. Niente funziona come dovrebbe». In
quest'indagine - commenta Laurenzano - «sono coinvolti
politici e magistrati. Rappresentanti che dovrebbero
aiutarci, fare il nostro interesse, piuttosto che scavarci
la fossa». La conseguenza è che, continua:«la gente non
crede più nella giustizia». «Non ho grandi speranze - è il
commento di Rosanna Restaino - ma mi auguro che le indagini
accertino la verità». «Verrebbe da farsi cadere le braccia»,
aggiunge la donna, in riferimento alle notizie emerse
dall'inchiesta calabrese. Ma continua: «Sono sicura che c'è
tanta altra gente che lavora bene, negli interessi della
comunità». Rosanna Restaino commenta anche la vicenda che
riguarda la scomparsa della studentessa sedicenne di
Potenza:«Abbiamo avuto una sostanziale conferma di quello
che pensavamo e che nessuno, fino a questo momento, aveva
detto pubblicamente». Quello che indigna maggiormente la
signora è «la tracotanza di certi personaggi». Ma per strada
ci sono anche tante altre persone che preferiscono il
silenzio. «Secondo me - dichiara Vincenzo Pesarino - quando
sono coinvolti i vertici della vita politica, economica e
istituzionale conviene non esporsi». C'è chi, invece,
replica con un laconico «non mi interessa». Per il resto ci
si attacca a un «non sono informato», «non saprei cosa
rispondere».E qualcun altro asserisce: «A un primo impatto
ho pensato: ecco la solita bufala». Ma poi la riflessione:
«Se se ne parla, forse, qualcosa di vero ci sarà». E infine,
A. B. si lascia scappare: «Sembra proprio di trovarsi
davanti a un film americano di spionaggio». E conclude:
«Aspettiamo che le indagini della magistratura facciano il
loro corso». Mariateresa Labanca - Il Quotidiano della
Basilicata. |
 |
27 Febbraio 2007 - Indagati
dalla procura di Catanzaro cinque magistrati lucani, un
militare, funzionari pubblici e la giunta Bubbico - Appetiti
giudiziari, inchiesta scandalo - Corruzione e abusi per
turismo, sanità e finanza. Tutto nella Lucania felix -
POTENZA - «Un comprensorio protetto al centro dell'arco
Jonico Mediterraneo, la possibilità di attraccare
direttamente con la barca alla villa. Immaginate un paradiso
naturale ricco di flora e fauna. Immaginate di giocare a
golf in riva al mare o di passeggiare a cavallo all'alba
lungo il fiume». Immaginate un'inchiesta giudiziaria che ha
come protagonisti tre poteri: l'economia, la giustizia e la
politica. Immaginate, perché tutti gli interessati hanno
detto che dell'indagine non hanno notizia e che le accuse
sono infondate. Un campo minato.
Due progetti. Uno è economico. L'altro, forse, è politico.
Un solo affare, per milioni di euro. Un affare capace di
scatenare forti appetiti. Il progetto "Marinagri". Trecento
ettari di territorio incontaminato, tre chilometri di
spiagge e pinete, 30 ettari di riserva e habitat naturale di
numerose specie migratorie, una flora unica con rare e
tipiche essenze del mediterraneo, un delfinario di dieci
ettari realizzato in ossequio alla convenzione di Washington
sulle specie protette, un orto botanico a coronamento di un
bosco autoctono per la migliore tutela e conservazione di un
ambiente integro. Milioni di euro, grazie al contributo di
fondi pubblici erogati dal Cipe (Comitato interministeriale
programmazione economica). E grazie al demanio. Perché
sospetta la procura di Catanzaro (come ha riportato ieri il
Corriere della sera) il terreno su cui nasce Marinagri non
sarebbe tutto di proprietà del consorzio. Ma non sarebbe
neanche del capo della procura di Potenza Giuseppe Galante.
E' proprio lui a comunicarlo, ieri mattina. Convoca i
giornalisti in procura e consegna un comunicato stampa di
due pagine. E infatti quella parte di terreno è del demanio.
Fatto che non avrebbe impedito il rilascio delle concessioni
edificatorie per la realizzazione del villaggio «grazie
sarebbe una delle ipotesi dell'accusa - alla collusione di
funzionari del Comune e dell'Ufficio del demanio». Gli
illeciti nell'iter per la realizzazione del villaggio furono
oggetto di un'informativa della Guardia di finanza al
procuratore Chieco. Secondo l'ipotesi dell'accusa, il
procuratore Chieco, nel periodo in cui si sono svolte le
indagini preliminari, avrebbe espresso l'intenzione di
acquistare un immobile all'interno del villaggio,
effettuando anche una visita nel cantiere della struttura.
Circostanza riscontrata in una relazione riservata inviata
da Chieco al procuratore generale di Potenza a seguito di un
esposto anonimo presentato nei suoi confronti. L'inchiesta
titolare è il sostituto procuratore Luigi De Magistris -
suppone un intreccio d'altri tempi tra potere e finanza, con
interessi nel settore bancario, in quello turistico e in
quello della sanità. Gli investigatori ipotizzano: abuso
d'ufficio, corruzione in atti giudiziari, appropriazione
indebita e truffa. Una parte dell'inchiesta riguarda
presunti rapporti tra esponenti della magistratura, della
politica e della sanità, e in particolare dell'Azienda
ospedaliera San Carlo di Potenza. Poi c'è il filone che
riguarda alcuni magistrati indagati con la Banca popolare
del Materano, avvocati e politici.
C'è il capo della procura di Matera Giuseppe Chieco, il
sostituto procuratore della procura antimafia Felicia
Genovese (ieri non era in ufficio. In procura c'era invece
un via vai di investigatori. Tra questi c'era anche un
colonnello dei carabinieri, ex Ros, ora in quota Sisde), il
giudice del Tribunale di Matera Rosa Bia, il colonnello dei
carabinieri Pietro Gentili un passato all'antidroga a
Napoli, poi capo della sezione di polizia giudiziaria di
Potenza, oggi, a quanto sembra, a libro paga del consorzio
Marinagri - il presidente del Tribunale di Matera Iside
Granese, «favorita» si legge in una nota dell'Ansa - dal
senatore di Alleanza nazionale Emilio Nicola Buccico, allora
componente del Csm. Proprio in questa veste il senatore
avrebbe garantito coperture al presidente del Tribunale di
Matera, indagata in un altro filone dell'inchiesta in
relazione alla concessione in suo favore di un mutuo da
parte della Banca popolare del materano. Mutuo che sarebbe
stato concesso con un trattamento di favore. Secondo
l'accusa, l'istituto di credito sarebbe stato governato da
«un comitato d'affari occulto e parallelo, che avrebbe
gestito in maniera clientelare il credito a discapito dell'azionariato
e dei risparmiatori e assicurato ai clienti più privilegiati
guadagni eccezionali e perdite rimborsate». Esempio è
proprio quello del giudice Granese, che avrebbe ottenuto un
mutuo di 620.000 euro per 20 anni al tasso fisso del tre per
cento, con una garanzia di 1.240.000 euro su un immobile che
ne vale appena 150.000 (tra l'altro acquistato sembra -
due mesi prima di stipulare il mutuo) e una linea di credito
che raggiunge i 430 mila euro con la sola garanzia della
propria firma. E tuttavia Granese avrebbe trattato cause
nelle quali è coinvolta la banca e il suo ex presidente
Attilio Caruso. E in una di queste pronuncia il fallimento,
per un credito di circa 50 mila euro, del consorzio Anthill
di Nicola Piccenna che poi è diventato il suo grande
accusatore. Mentre l'altro giudice, Rosa Bia, benché cognata
del direttore della società di riscossione tributi "Ritrimat",
controllata dalla Banca del Materano, avrebbe trattato cause
in cui è parte la stessa Ritrimat. E il mondo politico? In
Basilicata tutto passa per la politica. La giunta rossa,
quella di Filippo Bubbico, sarebbe protagonista di due
episodi: la defenestrazione del direttore generale dell'Asl
di Venosa Giuseppe Panio e l'accordo di programma, grazie al
quale il consorzio Marinagri avrebbe ricevuto i
finanziamenti del Cipe. Immaginate. Perché il consorzio
Marinagri dà spazio all'immaginazione. E' costruito
sull'acqua, come una piccola Venezia. Un villaggio da sogno.
In Basilicata. Così l'ha pensato Vincenzo Vitale, condannato
in primo grado per il tentato omicidio del senatore
democristiano Decio Scardaccione e assolto in appello.
Fabio Amendolara
- Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
16 Febbraio 2007 -
(AGR) PUBBLICATA SUL BUR N. 9 LA GRADUATORIA PER I
PICCOLI SUSSIDI - Pubblicata sul BUR Basilicata n.
9 del 16 febbraio 2007 Parte II la graduatoria degli ammessi
e degli idonei relativa al Bando della Sovvenzione Globale
Piccoli Sussidi POR Basilicata 2000/2006: · Azione 1 “Azione
di sostegno alla Nuova Imprenditorialità, alla Micro
imprenditorialità, al Lavoro Autonomo e Professionale” ·
Azione 2 “Azione di sostegno alla nascita ed al
consolidamento delle Imprese Sociali” · Azione 3 “Azione di
sostegno all’emersione dal lavoro irregolare, allo sviluppo
dell’imprenditorialità ed al consolidamento delle micro
imprese” · Azione 4 “Azione di sostegno per una maggiore
partecipazione delle donne al mercato del lavoro.” Questi i
principali numeri: 254 le imprese lucane finanziate nei vari
settori della produzione dei beni, della fornitura di
servizi, anche in forma di lavoro autonomo, del commercio e
del sociale, con un occupazione prevista di 299 nuovi
addetti. Impegnati interamente i fondi disponibili
complessivamente pari ad € 9.240.000,00. Le imprese sono
costituite in maggioranza da giovani tra i 18 e i 37 anni.
Il 43 per cento circa è costituito da donne. La Sovvenzione
Globale Piccoli Sussidi, finanziata dal FSE nell’ambito del
POR Basilicata 2000/2006, è promossa dalla Regione
Basilicata Dipartimento Formazione Lavoro Cultura e Sport ed
è gestita da Sviluppo Italia Basilicata in qualità di
Organismo Intermediario. L’iniziativa si colloca all’interno
del Patto Giovani, strategia regionale di promozione di
processi di crescita delle opportunità occupazionali
giovanile e imprenditoriali. La graduatoria è disponibile
anche sul portale www.sviluppoitaliabasilicata.it sezione
Piccoli Sussidi. Per richiesta di informazioni si può
contattare il n. 0971 50661 o inviare una mail
all’indirizzo: aarbitrio@sviluppoitaliabasilicata |
 |
14 Febbraio 2007 -
Fisco: i «peggiori» sono i lucani - Da uno studio
della Cgia di Mestre emerge che la Basilicata è la Regione
con la maglia nera come incidenza più alta nell'evasione
fiscale. In generale è tutto il Sud più «vizioso» ROMA
– Nel 2006 i contribuenti dell’Emilia Romagna sono risultati
i più corretti nei loro rapporti con il fisco. A sostenerlo
è uno studio della Cgia di Mestre che, per ogni singola
regione italiana ha calcolato l’incidenza delle riscossioni
sul totale del gettito fiscale registrato nel 2006.
Riscossioni che, ricordano nella nota gli artigiani mestrini,
altro non sono che gli importi che i concessionari incassano
forzosamente per conto dell’Amministrazione finanziaria a
fronte di infrazioni fiscali o forme di evasione compiute
dai contribuenti italiani. L’incidenza percentuale
quantifica la quota ipotetica di «evasione» recuperata sul
totale delle entrate fiscali (imposte e contributi).
Dall’elaborazione della Cgia di Mestre l’Emilia Romagna
guida questa particolare classifica occupando il primo posto
assoluto. A fronte di una media nazionale pari al 3,30 per
mille, la regione guidata dal Governatore Errani presenta
un’incidenza del riscosso sul gettito fiscale totale pari al
2,70 per mille. In pratica, ogni 1.000 euro incassati dal
fisco in Emilia Romagna Romagna 2,70 euro sono recuperati
dalla lotta all’evasione. Segue il Veneto con il 2,77 per
mille, mentre al terzo posto troviamo il Trentino Alto Adige
con il 2,78 per mille. Appena giù dal podio ci sono il Lazio
(2,79 per mille) e il Piemonte (2,99 per mille). Chiudono la
classifica tre regioni del Sud. Al terzultimo posto la
Campania (4,48 per mille), al penultimo la Sicilia (4,95 per
mille) e, maglia nera a livello nazionale, la Basilicata con
il 6,24 per mille. «Appare evidente – spiega Giuseppe
Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – che
l’indicatore preso in esame risponde a una scelta soggettiva
con il dichiarato intento di misurare, per quanto possibile,
la lealtà fiscale di un territorio. Certo – prosegue
Bortolussi – la fedeltà fiscale di un’area deve tener conto
anche della presenza di chi esercita il lavoro nero e per
tale ragione è completamente sconosciuto al fisco. In questo
caso la nostra analisi si è soffermata solo sulla
correttezza comportamentale di chi è conosciuto
all’Amministrazione finanziaria. Anche se una comparazione
tra il risultato emerso dalla nostra analisi e la
distribuzione dell’economia sommersa per regione effettuata
dall’Istat - conclude Bortolussi – dà lo stesso risultato.
Ovvero, una forte polarizzazione delle regioni del Nord
nella parte più virtuosa della classifica, mentre nelle
parte bassa della graduatoria troviamo concentrate gran
parte delle regioni più viziose: cioè quelle meridionali».
- Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
14 Febbraio 2007 -
Alla Corte dei conti si è tenuta la cerimonia di
inaugurazione dell'anno giudiziario - Comuni, troppe
zone d'ombra A Potenza segnalata l'illecita gestione del
patrimonio immobiliare - "Amministratori pubblici in
chiaroscuro". Come negli ultimi anni. Ma con una differenza.
Ora la giustizia contabile funziona meglio. Grazie agli
esponenti politici d'opposizione. Grazie alle notizie di
reato apprese dalla stampa. Grazie al lavoro delle forze
dell'ordine. «La procura regionale ha raggiunto un livello
d'attività apprezzabile per qualità e quantità». La voce è
autorevole. Come è autorevole la sede. E anche la platea è
di quelle da grandi occasioni. Michele Oricchio, procuratore
regionale della Corte dei Conti di Basilicata condensa un
anno di attività in mezz'ora. La toga sulle spalle. La
pettorina bianca di pizzo. La relazione con la copertina
rossa tra le mani. Rende pubblico il "quadro non
lusinghiero" delle patologie riscontrate nel funzionamento
della pubblica amministrazione lucana. Senza mettere da
parte la sacralità del segreto istruttorio fornisce - dati
alla mano - la mappa della situazione. «Ancora una volta
amministratori e dipendenti del Comune di Potenza sotto
indagine». Nel fascicolo del procuratore ci sono i debiti
fuori bilancio che derivano da sentenze di condanna per
espropriazioni illegittime (Macchia Giocoli). C'è poi una
citazione per gli amministratori dell'Asl di Matera, «per
l'acquisto di un costoso macchinario per la risonanza
magnetica mai utilizzato». E la defenestrazione del
direttore generale dell'Asl di Venosa (il caso Panio, che ha
prodotto anche un procedimento penale a carico della giunta
Bubbico). E ancora: «Gli incarichi di consulenza a
professionisti esterni al Comune di Rionero, l'approvazione
del piano urbano per il traffico con attribuzione indebita
di incentivi al personale interno al Comune di Matera, le
indebite percezioni di missione del sindaco del Comune di
Banzi, le commissioni mediche che hanno riconosciuto
percentuali invalidanti superiori a quelle spettanti». E se
la gran parte degli amministratori «gestisce la cosa
pubblica - dice il procuratore Oricchio - come un buon padre
di famiglia», ci sono alcuni enti che sono finiti sul libro
nero della procura. I Comuni di Atella, Avigliano, Calvera,
Castelluccio Superiore, Cersosimo, Corleto Perticara,
Ginestra, Lagonegro, Lauria, Marsico Nuovo, Noepoli, Palazzo
San Gervasio, Pescopagano, Rionero in Vulture, Rotonda, San
Chirico Nuovo, San Paolo Albanese, Savoia di Lucania,
Senise, Viggianello e Pomarico e le Comunità montane Alto
Sinni, Val Sarmento e Collina Materana «hanno ritenuto di
non dover fornire alcuna tempestiva risposta alle note
istruttorie loro inviate dalla sezione», sentenzia Oricchio.
Le sentenze di condanna, invece, le riassume il presidente
della sezione giurisdizionale Adriano Festa Ferrante. Ce n'è
una per rilevanti ammanchi ai danni del Comune di Cersosimo,
«accertati nel corso di una verifica contabile nella
gestione dei servizi di economato e segnalati dall'organo di
revisione». Ancora danni ai Comuni, questa volta a Tito. La
sentenza è connessa al «non corretto andamento di una
procedura espropriativa con inutile decorso dei termini per
il suo perfezionamento». E a Bernalda: condanna al
risarcimento per il trattamento economico corrisposto
«illegittimamente a un funzionario assunto con contratto».
Era stato concesso un aumento del compenso, non inquadrabile
nella normativa vigente. Altra sentenza riguarda il
risarcimento del danno «provocato all'Agenzia delle entrate
da un funzionario e da una società che aveva ottenuto in
concessione l'esercizio della riscossione dei tributi a
Potenza». Anche il Comune di Potenza finisce sotto la
mannaia della Corte dei Conti, «per illecita gestione del
patrimonio immobiliare comunale». Il Comune aveva ottenuto
da una società, in comodato gratuito, l'area di un capannone
per un anno, da destinare a parcheggio di autovetture, ma ha
poi concesso l'area a un altro ente per la gestione di
alcuni parcheggi.
Alla disdetta avanzata dalla società proprietaria il
capannone non è stato restituito dal Comune, che lo ha
trattenuto senza utilità e senza alcun titolo. E tra le
sentenze ce n'è una per colpa medica grave all'Asl di
Lagonegro. Alcuni sanitari del reparto di ostetricia e
ginecologia hanno effettuato un intervento di parto cesareo,
durante il quale è stata dimenticata nell'addome di una
paziente una garza.
«L'evento - con queste parole il presidente della sezione
censura i medici condannati - espressione di malasanità è
stato anche sottoposta al vaglio del giudice penale, con
declaratoria di responsabilità confermata in Cassazione». Ma
è il passato. Il procuratore regionale sta già lavorando ai
nuovi casi. Sotto la lente degli investigatori contabili c'è
la formazione post universitaria. «Anche lì ci sono stati
degli sprechi». Sono le uniche indiscrezioni che il
procuratore Oricchio lascia trapelare. «Ci stiamo
lavorando», dice. E riprenderà a lavorarci oggi. Ieri le
attività si sono fermate. Era un giorno di festa. Il giorno
dell'inaugurazione dell'anno giudiziario contabile. - Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
11 Febbraio 2007 -
Inchiesta Problemi di sicurezza. Sindaci preoccupati. Le
rassicurazioni dell'Anas e della Provincia
Ecco la Sinnica ai raggi "X" I punti critici: barriere non a
norma e traffico in aumento - LAURIA - Barriere non a norma,
segnaletica stradale posizionata male, scarso intervento per
lo spargimento di sale nei tratti a rischio di gelo. Non
ultimo, traffico in continuo aumento. Tutto questo E' la
Sinnica, per i comuni che ne sono attraversati. Nonostante
la Provincia di Potenza abbia assicurato che nei prossimi
giorni sarà ufficializzato il passaggio all'Anas anche degli
undici chilometri dove sono stati eseguiti lavori di
rifacimento, in seguito a frane e collaudi amministrativi.
«La strada provinciale, riconosciuta di interesse statale -
assicura l'assessore provinciale Pasquale Robortella - E'
costantemente monitorata dalla Provincia». Ottimismo anche
da parte dell'Anas: «Il tratto di nostra competenza, quello
che va dal chilometro dieci all'innesto con la 106
Pantanelle - spiega il responsabile regionale per la
viabilità, Michele Franzese, garantisce le normali
condizioni di viabilità, anche grazie al significativo
intervento degli ultimi due anni, in merito alla
sostituzione delle barriere secondo la nuova normativa».
Eppure i comuni attraversati dalla Sinnica riconoscono alla
strada provinciale non poche criticità. «Situazione di
abbandono quella che da Latronico raggiunge l'autostrada -
spiega il sindaco Egidio Ponzo - le barriere sono malandate
e non si registra più la presenza di cantonieri che prima
monitoravano lo spargimento di sale in tratti a rischio di
gelo. Si spiegano, così, i frequenti incidenti». Prova a
smentire questo dato l'assessore Robortella, che assicura:
«Sulla strada sono disponibili veri e propri siti di sale,
uno presso la casa cantoniera del Cogliandrino, l'altro in
contrada Sant'Alfonso». «La Provicnia - aggiunge Ponzo -
parla di una carenza di fondi, ma non dovrebbe essere
difficile reperirli per la messa in sicurezza di questa
strada. Dove si è verificato l'ultimo incidente - continua -
il guar rail è altro 40 centimetri. Inoltre in otto
chilometri di strada ci sono campi di velocità ogni 20
metri, per cui l'automobilista è anche "distratto" dalla
segnaletica per evitare contravvenzioni». Buona parte della
Sinnica attraversa anche il comune di Lauria, «su undici
chilometri - spiega il sindaco Antonio Pisani - cinque
appartengono al nostro comune. Qui il piano stradale non è
regolare, il traffico in continuo aumento, anche perché si
tratta di una strada a scorrimento veloce. Per questo -
sostiene - sarebbe utile la realizzazione di una complanare,
soprattutto perchË qui si concentra un gran numero di
abitazioni ed esercizi commerciali». Per il sindaco di
Lauria, inoltre, il trasferimento degli undici chilometri
della Sinnica all'Anas «è poco significativo, bisognerebbe
pensare ad un progetto adatto alle esigenze degli utenti,
non ha senso cambiare il nome e lasciare invariata la
sostanza». Non si distingue quale nota fuori dal coro il
comune di Chiaromonte, attraversato per due chilometri dalla
Sinnica. Il sindaco, Luigi Viola, oltre ad un ripristino
della sicurezza con barriere da sostituire e traffico da
controllare, suggerisce anche un «allargamento della
strada». «Ottimo», a detta del sindaco Antonio Iannibelli,
il tratto della Sinnica relativo al comune di Episcopia,
«grazie all'intervento dell'Anas, che ha sostituito alla
barriere ormai consunte quelle nuove». Ad aggravare le
condizioni di pericolosità della Sinnica, all'altezza di
Francavilla, invece, la tipologia del traffico. «Rispetto
agli altri comuni non si distinguono nuovi aspetti - spiega
il sindaco Felice Marziale - anche se gli incidenti che si
sono verificati negli ultimi anni denotano le criticità che
in generale caratterizzano la strada provinciale». Per
quanto questi siano attribuibili all'elevata velocità e
all'uso improprio della strada, però, il primo cittadino
evidenzia che le prime cause degli incidenti siano da
individuare anche «nella non proprio corretta segnaletica in
prossimità delle strade secondarie. La Sinnica è una strada
a scorrimento veloce - dice Marziale - e i mezzi che la
percorrono spesso si imbattono in quelli che provengono da
svincoli mal al meglio. Al traffico locale - aggiunge -
quello dei mezzi agricoli per intenderci, si sovrappone,
poi, quello a lunga portata. Non sono stati rari gli
incidenti riconducibili alla natura del traffico. A tal
proposito sarebbe opportuna - conclude - la realizzazione di
una complanare che differenzi il traffico». Angela Pino - Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
06
Febbraio 2007 - Parco del Pollino - Il documento del
ministero dell'Ambiente che avvia la procedura di
scioglimento del direttivo - Le ragioni del
commissariamento - I profili di criticità, le segnalazioni
dei revisori e i commenti dei Verdi - ROTONDA - La
raccomandata è arrivata il 29 gennaio. Nei corridoi della
sede di via delle Frecce tricolori però già se ne parlava da
tempo. Mezze frasi, qualche sospetto. Poi è arrivata la
comunicazione ufficiale. Sotto il simbolo della Repubblica
italiana c'è una frase che non dà spazio a interpretazioni.
«Comunicazione di avvio del procedimento di scioglimento del
consiglio direttivo dell'Ente parco nazionale del Pollino».
Firmato ministero dell'Ambiente. Problemi di gestione e di
programmazione. I «profili di criticità» individuati dal
ministero sono raccolti in mezza pagina e vanno dalla
mancata predisposizione dei provvedimenti di pianificazione
e regolamentazione al mancato adeguamento
dell'organizzazione dell'ente alle norme generali
sull'ordinamento del lavoro. Ma sotto i riflettori del
ministero sono passati anche gli incarichi e le consulenze.
La lista è lunga. L'Ente parco ha anche fornito delle
controdeduzioni. «Non soddisfacenti». Così le apostrofa Aldo
Cosentino, direttore generale dell'Ufficio protezione della
natura. E' stato lui, negli ultimi anni, a commissariare il
parco Tosco-emiliano, quello dei Monti Sibillini, quello
dell'Aspromonte e quello delle Foreste casentinesi. Un duro
colpo alla gestione di Francesco Fino, ex parlamentare di
Alleanza nazionale, l'ha dato anche il collegio dei revisori
dei conti. C'è un verbale, del 14 luglio scorso, in cui
viene analizzato un contratto pubblicitario con la "Star
management". Con quel contratto l'ente parco ha comprato la
possibilità di utilizzare il nome e l'immagine del
calciatore della nazionale italiana di calcio Rino Gattuso.
Doveva essere il testimonial di una campagna pubblicitaria
per il Pollino. Così non è stato. Questi i rilievi del
ministero sull'operazione Gattuso: «Errata imputazione del
capitolo di spesa, assenza di comunicazione all'autorità per
le garanzie nelle comunicazioni, mancata applicazione delle
penali, mancata risoluzione del contratto». Elementi
sufficienti «per disporre l'avvio dei procedimenti
preordinati alla revoca dell'incarico di presidente
dell'Ente parco e allo scioglimento del consiglio
direttivo». Ma è colpa solo dell'Ente parco? «Cosa ha fatto
la politica lucana, o meglio certa politica lucana, per
evitare una deriva che ha di fatto decentrato l'attenzione
verso un parco che è percepito, a Potenza come a Lauria o a
Latronico, più marginale della fisica marginalità geografica
che pure occupa?». Se lo chiede Giancarlo D'Angelo,
componente dell'esecutivo regionale dei Verdi e assessore
alle Aree protette della Provincia di Potenza. Domande
lecite. Ma politica lucana, quella a cui l'assessore fa
riferimento, è già all'opera. Il toto commissario è partito,
con i primi nomi che cominciano a girare. E tra questi -
stando alle prime indiscrezioni - ce n'è proprio uno dei
Verdi. Il Quotidiano della Basilicata. |
 |
02 Febbraio 2007 - Il consiglio comunale di Episcopia
chiede nuove barriere sulla «Sinnica» EPISCOPIA - Si
accende il dibattito o meglio si alzano le voci di polemica
sulla scarsa sicurezza della Superstrada Sinnica , Latronico
- Cavallo (Lauria), tratto di competenzaì provinciale, dopo
l’ennesimo incidente mortale, quello che sabato mattina è
costato la vita al quarantaduenne di Episcopia Antonio
Papandrea. A prendere carta e penna l’Amministrazione
comunale di Episcopia guidata da Antonio Innnibelli, che
riunitasi in una seduta straordinaria a cui hanno preso
parte il presidente del consiglio comunale e l’assessore ai
lavori pubblici di Latronico Giuseppe Suanno e Fausto De
Maria hanno approvato un documento in cui chiedono barriere
e sale. Il documento è stato inviato ai Presidenti della
Provincia di Potenza, della regione Basilicata, al prefetto
di Potenza e per conoscenza alla Procura della Repubblica di
Lagonegro. Dopo ampia discussione, è scritto nella lettera,
«sul grave incidente verificatosi in località Seluci di
Latronico (per dovere di cronaca precisiamo che Seluci si
trova a Lauria) sulla Superstrada Sinnica su un tratto di
viadotto di circa trenta metri di altezza che al momento
dell’incidente si presentava con barriere inadeguate e
ghiacciato senza presenza di sale». Ricordiamo che dalle
pagine della «Gazzetta » avevamo già segnalato la mancanza
di sale sulla Sinnica e su altre strade di competenza
provinciale lo scorso mese di dicembre. Tuttavia dopo quanto
successo sul tratto di Superstrada in agro di Lauria, gli
amministratori (consiglieri di maggioranza e di
opposizione), di Episcopia e i due di Latronico «esprimono
vivo disappunto per il modo in cui da anni vengono condotti
i lavori di manutenzione del tratto di strada in questione e
per il fatto che detto tratto di strada, oltre a presentarsi
in totale abbandono è privo delle minime misure di
sicurezza». Gli scriventi chiedono a ognuno dei riceventi il
messaggio, ognuno per le proprie competenze, di «adoperarsi
con urgenza affinché tragici episodi che vedono sconvolte
intere famiglie e che forse era possibile evitare con
qualche sacco di sale ed una barriera adeguata non abbiano a
ripetersi ». L'auspicio è che quella di sabato sia l’ultima
vittima di una strada su cui si è sparso tanto sangue e che
come chiesto dagli amministratori di Latronico ed Episcopia
vengano fatti urgentemente gli interventi necessari a
tutelare la pubblica incolumità. Antonietta Zaccara -
Gazzetta del Mezzogiorno |
 |
02 Febbraio 2007 - L'Italia è libera dai costi di
ricarica Pubblicato il decreto - Roma - Entro i prossimi
30 giorni cambierà la "vita" degli utenti di schede
prepagate di telefonia mobile, che finalmente potranno
acquistare schede senza pagare altro se non il traffico
telefonico. È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale
ieri, ed entra quindi in vigore oggi, il Decreto che prevede
la cancellazione degli oneri aggiuntivi. Quel decreto, che
ha suscitato enorme interesse e che è l'effetto più vistoso
della enorme mobilitazione online, prevede che gli operatori
adeguino le proprie offerte alle nuove disposizioni entro i
prossimi 30 giorni. Aboliamoli.eu, promotore della
mobilitazione, consiglia gli utenti: "aspettate a
ricaricare, ormai manca poco!". Qui sotto di seguito il
testo del Decreto:
"IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Visto
l'articolo 117 della Costituzione ed in particolare il comma
secondo, lettere e), l) e m); Ritenuta la straordinaria
necessità ed urgenza di rimuovere ostacoli allo sviluppo
economico e di adottare misure a garanzia dei diritti dei
consumatori; Ritenuta, altresì, la straordinaria necessità
ed urgenza di intervenire per rendere più concorrenziali gli
assetti del mercato e favorire la crescita della
competitività del sistema produttivo nazionale, assicurando
il rispetto dei principi comunitari; Vista la deliberazione
del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 25
gennaio 2007; Sulla proposta del Presidente del Consiglio
dei Ministri, del Ministro dello sviluppo economico, del
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro
della pubblica istruzione e del Ministro per le politiche
europee, di concerto con i Ministri per gli affari regionali
e le autonomie locali, dei trasporti, per le riforme e le
innovazioni nella pubblica amministrazione, delle
comunicazioni, delle infrastrutture, dell'economia e delle
finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali;
EMANA il seguente decreto-legge:
Art. 1.
Ricarica nei servizi di telefonia mobile, trasparenza e
libertà di recesso dai contratti con operatori telefonici,
televisivi e di servizi internet
1. Al fine di favorire la concorrenza e la
trasparenza delle tariffe, di garantire ai consumatori
finali un adeguato livello di conoscenza sugli effettivi
costi del servizio, nonchè di facilitare il confronto tra le
offerte presenti sul mercato, è vietata, da parte degli
operatori della telefonia mobile, l'applicazione di costi
fissi e di contributi per la ricarica di carte prepagate,
anche via bancomat o in forma telematica, aggiuntivi
rispetto al costo del traffico telefonico richiesto, nonchè
la previsione di termini temporali massimi di utilizzo del
traffico acquistato. Ogni eventuale clausola difforme è
nulla ai sensi dell'articolo 1418 del codice civile. Gli
operatori adeguano la propria offerta commerciale alle
predette disposizioni entro il termine di trenta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. L'offerta delle tariffe dei differenti operatori
della telefonia deve evidenziare tutte le voci che
compongono l'effettivo costo del traffico telefonico, al
fine di consentire ai singoli consumatori un adeguato
confronto.
3. I contratti per adesione stipulati con operatori
di telefonia e di reti televisive e di comunicazione
elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata,
devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal
contratto o di trasferirlo presso altro operatore senza
vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze
tecniche e senza spese non giustificate da costi
dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso
superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle,
fatta salva la facoltà degli operatori di adeguare alle
disposizioni del presente articolo i rapporti contrattuali
già stipulati alla data di entrata in vigore del presente
decreto entro i successivi sessanta giorni.
4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
stabilisce le modalità attuative delle disposizioni di cui
al comma 2 e applica le relative sanzioni". |
 |
02 Febbraio 2007 - San Chirico Raparo Mancano documenti.
Ferma la determina - Fumata nera per la fondovalle del
Racanello - San Chirico R. Rinviata la risoluzione
degli atti concernenti la strada del Racanello. Nella
commissione, tenutasi nei primi giorni della settimana, il
Dipartimento regionale ambiente e territorio non ha potuto
rilasciare la determinazione dirigenziale a causa della
mancanza di alcuni documenti. «Un piccolo spostamento dell'
impianto planimetrico- secondo quanto dichiarato dal
geometra Antonio Migliorato - ha determinato la necessità di
un'integrazione degli elaborati senza la quale non si può
esprimere parere positivo». In attesa che la Provincia
provveda alla consegna di tali integrazioni, resta immobile
anche l'iter per il parere sull'impatto ambientale
dell'opera in quanto vincolato all'approvazione del progetto
da parte del Dipartimento di ambiente e territorio. Come ci
ha illustrato Salvatore Lambiase, dirigente dell'Ufficio
regionale di compatibilità ambientale: «La pratica è in
corso d'istruttoria e non la possiamo chiudere senza la
documentazione richiesta e senza aver precedentemente
acquisito il parere vincolante del Dipartimento ambientale».
Difficile comprendere le ragioni che in questi ultimo dieci
mesi hanno portato ai ritardi nelle procedure e quanto
bisognerà attendere per la consegna delle integrazione da
parte della Provincia, nonostante le numerose telefonate non
è stato possibile parlare con l'assessore provinciale ai
Trasporti, Pasquale Robortella. Mentre le pratiche si
arenano negli uffici, i cittadini di Castelsaraceno
continuano da anni ad attendere una risoluzione definitiva
del problema viabilità. L'arteria, in parte esistente,
dovrebbe collegare il piccolo centro montano con il tratto
già percorribile della Racanello che conduce alla SS598. A
creare problemi il tratto interpoderale, facente parte del
territorio di San Chirico Raparo, che allo stato attuale si
presenta stretto, pieno di buche e con possibilità di
transito solo per i locali. Preoccupanti anche le condizioni
di quello esistente che necessita di continua manutenzione e
in alcuni tratti si presenta priva di alcuna segnaletica
orizzontale e verticale. In attesa che si concluda la fase
di progettazione e la realizzazione della strada, le
attività economiche presenti in loco lamentano numerosi
disagi per i rifornimenti e per le loro attività di vendita. -
Francesca Gresia (Il Quotidiano della Basilicata) |
 |
30 Gennaio 2007 - Castelsaraceno La nota del sindaco
Muscolino Caso Costantino, l'incredulità di un intero paese
- Castelsaraceno Tra l'incredulità di un paese,
emergono le cause che hanno portato all'arresto di Andrea
Costantino, cancelliere responsabile dell'ufficio corpi di
reato del Tribunale di Lagonegro ed assessore in carica ai
Servizi sociali e culturali del comune di Castelsaraceno.
«Porto abusivo di pistola con matricola abrasa e detenzione
ai fini di spaccio di stupefacente» questo quanto dichiarato
nel comunicato stampa dal Comando provinciale del
carabinieri di Potenza. Secondo la ricostruzione ufficiale
«nella notte tra sabato e domenica scorsa i Carabinieri
della compagnia di Lagonegro, coordinati dal capitano
Roberto Di Costanzo, impegnati in un servizio di
osservazione, hanno visto il Costantino aggirarsi in
località Calda di Lagonegro e prelevare un pacchetto da una
siepe. Immediatamente bloccato dall'autorità, l'arrestato è
stato trovato in possesso di una pistola cal. 25 con
matricola abrasa, occultata in una tasca del giubbino, di
un'altra pistola berretta cal. 7,65, 6 cartucce dello stesso
calibro e circa 35 grammi di eroina, tutto celato
all'interno del veicolo. Le ricerche sono state estese
all'abitazione di Castelsaraceno e ad un casolare di
campagna, in località Bettina dello stesso comune, dove sono
stati rinvenuti un "fucile illecitamente detenuto, numerose
munizioni di vario calibro, 2 grammi circa di cocaina e
materiale vario atto al taglio ed al confezionamento dello
stupefacente». Non ancora accertata la provenienza delle
armi e dello stupefacente ma i Carabinieri non escludono
«potessero essere oggetto di precedente sequestro penale e
quindi illecitamente prelevato dall'ufficio corpi di reato
del tribunale, luogo a cui l'uomo aveva facilmente accesso
per ragioni legate al suo ufficio». Mentre l'arrestato resta
associato alla casa circondariale di Sala Consilina, il
paese si presenta attonito di fronte all'accaduto. Da tutti
descritta come una persona tranquilla e meritevole di
rispetto, nessuno riesce a spiegarsi cosa stia succedendo,
mentre si moltiplicano gli interrogativi senza risposta.
L'amministrazione comunale, nella persona del sindaco
Domenico Muscolino, ha così commentato: «Apprendo con
stupore e amarezza del provvedimento di restrizione della
libertà personale emesso nei confronti del dottor Costantino
rinnovando al pari, piena fiducia all'azione della
magistratura, con l'auspicio che in tempi rapidissimi si
faccia chiarezza intorno a un episodio tanto triste quanto
grave, che lascia interdetta l'intera comunità castellana,
attonita perché consapevole del dinamismo, della capacità
nonché dell'integerrima dirittura manifestata dall'assessore
nell'esercizio delle funzioni amministrative". -
Francesca Gresia (Il Quotidiano della Basilicata) |
|
|
|